Affrontiamo per punti in questo approfondimento come gestire le Diagnosi Energetiche 2023.

L’obbligo – quadriennale – è stato introdotto dal D.Lgs. 102/2014: dopo i primi due termini nel 2015 e 2019, la prossima scadenza sarà quindi nel 2023.

Chi deve fare le Diagnosi Energetiche

I soggetti che devono fare le Diagnosi Energetiche si dividono in obbligati e volontari.

L’obbligo delle Diagnosi Energetiche vale per:

  • grandi imprese cioè organizzazioni con più di 250 dipendenti e almeno una tra le seguenti due condizioni: fatturato superiore a 50 milioni di euro o un attivo di bilancio superiore a 43 milioni di euro;
  • aziende energivore cioè imprese a forte consumo di energia elettrica iscritte al registro della CSEA (Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali);
  • aziende gasivore cioè imprese a forte consumo di gas naturale iscritte al registro della CSEA (Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali).

Tra i soggetti obbligati sono esentati gli stabilimenti che hanno adottato un sistema di gestione dell’energia certificato ISO 50001 e le grandi imprese con consumi inferiori ai 50 TEP. Le aziende che incontrano uno di questi due requisiti devono comunque caricare un’autocertificazione sul portale predisposto dall’ENEA.

I soggetti volontari sono le aziende che non rientrano nelle categorie di cui sopra, ma che comunque desiderano fare una diagnosi energetica per rendere più efficiente la propria azienda.

Cosa sono le Diagnosi Energetiche?

Così come definita dal D. Lgs. 102/2014, la Diagnosi Energetica è una “procedura sistematica volta a fornire un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di un’attività o impianto industriale o di servizi pubblici o privati, ad individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e riferire in merito ai risultati”.

Entro quando bisogna farle

La Diagnosi Energetica deve essere fatta entro il 5 dicembre 2023 sulla base dei consumi dell’anno 2022.

In ottemperanza a quanto previsto nel D. Lgs. 73/2020, le imprese energivore che hanno già svolto una Diagnosi Energetica per la scadenza del 2019 sono anche obbligate a realizzare almeno uno degli interventi segnalati in tale diagnosi entro la prossima scadenza 2023. In caso contrario, è prevista una sanzione da 1.000 € a 10.000 €.

Qualora un’azienda sia iscritta per la prima volta al registro CSEA degli energivori e/o gasivori, l’anno successivo inizia a ricadere nell’ambito dell’obbligo e deve presentare una Diagnosi Energetica entro il 5 dicembre dello stesso anno.

Come si trasmettono

La Diagnosi Energetica deve essere svolta da un Esperto in Gestione dell’Energia certificato UNI CEI 11339 oppure da una ESCO certificata UNI CEI 11352 e la modalità è rimasta invariata. Essa deve essere caricata sul portale predisposto dall’ENEA (https://audit102.enea.it/).

Se l’impresa è multisito si procede con una clusterizzazione per campionare i siti soggetti a diagnosi. Nel caso in cui non si tratti della prima diagnosi, i dati utilizzati dovranno provenire in parte da un piano di monitoraggio obbligatorio che deve essere stato implementato almeno l’anno precedente a quello di riferimento della seconda diagnosi.

Perché bisogna fare le Diagnosi Energetiche

Indipendentemente dall’obbligo di legge, è importante sottolineare che la Diagnosi Energetica è uno strumento strategico per tutte le organizzazioni perché consente di avere consapevolezza sui propri consumi energetici.

Attraverso l’individuazione degli interventi di efficienza realizzabili e alla loro valutazione in termini di convenienza tecnico-economica, la Diagnosi Energetica fornisce dati chiari e immediatamente utilizzabili per la scelta degli investimenti da sostenere.

Sanzioni per la mancata presentazione

I soggetti obbligati che non presentano la Diagnosi Energetica sono passibili di una sanzione da 4.000 € a 40.000 €, mentre nel caso di esecuzione della diagnosi in maniera non conforme alle linee guida, si applica una sanzione da 2.000 € a 20.000 €.

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